"Super 8", un lungo viaggio a ritroso
per ritrovare il bambino che eravamo

In programmazione al cinema Quattro Colonne
13/09/2011
Una scena del film "Super 8" (foto: Facebook)
Una scena del film "Super 8" (foto: Facebook)

SASSARI. Un omaggio al cinema magico dello Spielberg degli anni Ottanta, un racconto di formazione, una storia di padri e figli, di amicizia. Per chi ha amato "I Goonies", "E.T.", "Piramide di paura" e ha sognato di "ritornare al futuro", la visione di "Super8" è come un viaggio a ritroso nelle emozioni del bambino che siamo stati e che non saremo più. Per questo alla fine ci si commuove. Non è solo una questione sentimentale ma anche nostalgica: perché è proprio grazie a quei film per ragazzi che ci siamo innamorati del grande schermo, dell'incantesimo della luce dal proiettore.

Bambini normali per storie straordinarie, una cittadina della profonda provincia americana, il difficile rapporto con i genitori, le fughe di notte e le corse in bicicletta, l'estate come stagione di passaggio verso una età "adulta". In fondo tutti i film di quel periodo seguivano questa traccia, ma avevano la capacità di calamitare l'attenzione, tanto che avveniva una vera e propria identificazione con quei piccoli protagonisti. Chi non avrebbe voluto avere come vicini di casa i "Goonies", stringere la sciabola tra i denti e lottare contro i "cattivi"?

"Super 8" rielabora tutti questi elementi riuscendo a mantenere il disincanto e il cuore di quei racconti. C'è un gruppo di ragazzini che, una volta finita la scuola, gira un cortometraggio su una storia di zombie, ma durante le riprese in una stazione, un treno si schianta contro un furgoncino: avviene un'esplosione che travolge tutto. È l'inizio di un mistero: sparizioni inspiegabili, l'arrivo dei militari che sequestrano tutto e non dicono nulla. Perché da quel treno è scappata qualcosa di terrificante. Il regista J.J. Abrams fa suoi gli elementi più "alla Spielberg" di quei film (non a caso il regista di "E.T." compare come produttore): dal rapporto con i genitori, in questo caso tra un padre e un figlio, il lutto per una perdita improvvisa e lacerante, la complicità tra amici e il cinema visto come oggetto incantato, ma anche come unica strada per poter fuggire dalla noia della provincia, sino al lungo e struggente finale notturno. Allo stesso tempo però non rinuncia a metterci del suo: le scene buie di caccia alla "cosa" scappata dal treno, l'angoscia per qualcosa di presente ma impalpabile e il vecchio filmato rivelatore, arrivano dritte dritte da "Lost", il serial-tv cult di cui è stato il creatore e uomo ombra.

Certo di anni ne sono passati, comunque, se Spielberg guardava con ottimismo all'oltre che arrivava da chissà dove, Abrams invece ha lo sguardo più cupo. Le insidie sono ovunque, sia in terra che in cielo. L'ottimismo si spegne nella disillusione. Eppure alla fine forse qualche speranza sembra aprirsi. È solo uno spiraglio. Magari però un domani non tanto lontano si potranno nuovamente riprendere le bici e volare nel cielo sino a incrociare la luna.

Il trailer .


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