Blade Runner, il cult cyberpunk che non invecchierà mai

01/10/2021
di Luca Corrias

Quando uscì nel lontano 1982 , come molti film diventati di culto, Blade Runner non si dimostrò un successo al botteghino e polarizzò la critica. La portata del suo messaggio filosofico, che anticipava i tempi sulla riflessione del rapporto uomo-macchina, all'inizio non venne compresa. Ci sono voluti anni prima che questo titolo arrivasse tra i primi posti di tutte le liste dei milgiori film di sempre, secondo solo a capolavori indiscussi come Il Padrino e Quarto Potere. Come molte altre opere di fantascienza visionarie dello scrittore americano Philip Dick, il romanzo Il Cacciatore di Androidi non fu una trasposizione facile da portare sul grande schermo. Il coraggioso e allora giovane Ridley Scott, fresco dal successo di Alien , era deciso a portare avanti la sua idea di cinema spettacolare e ricco di effetti speciali. Ma Blade Runner andò decisamente ben oltre le sue aspettative grazie anche alla collaborazione con un grande staff tecnico e alle performance degli attori (ricordando che il monologo finale del replicante "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi" è un'improvvisazione di Rutger Hauer). Peraltro con effetti speciali di Douglas Trumbull (Incontri ravvicinati del terzo tipo, Star Trek) e colonna sonora del compositore greco Vangelis (Momenti di gloria, Antartica, Alexander). Sulla soundtrack inutile ribadire la sua importanza: una delle prime realizzate interamente con i sintetizzatori, e con utilizzo originale di sonorità etniche, elettroniche, new age, jazz con lo stile di fondo epico caratteristico del musicista greco vincitore del Premio Oscar. Ambientato in una Los Angeles distopica del 2019, il soggetto parla di un poliziotto che è chiamato a ritirare dal mercato (quindi eliminare) un gruppo di replicanti che incominciavano a sviluppare una coscienza, dei desideri ed emozioni proprie. Organizzati in gruppo, fanno una rivolta contro la tyrell corporation (la fabbrica che li ha creati e messi in commercio) per sapere quanti anni gli restano da vivere. Il cacciatore di replicanti li elimina tutti tranne una, Rachel, di cui si innamora e con la quale insieme cercheranno di scappare dalla polizia. Il finale suggerisce l'ipotesi che anche Deckard (Il Blade runner) sia un replicante. Il film fa riflettere continuamente sul senso della vita, dei ricordi e delle emozioni. I replicanti vengono considerati senza un' anima e costituiti prevalentemente da parti meccaniche, vengono schiavizzati dall'uomo e trattati come spazzatura. La loro lotta per affermare che anche loro possono essere umani, anzi più umani degli umani, è un passaggio indispensabile per comprendere la dimensione poetica di Blade Runner. Un film che ad ogni visione fa scoprire nuovi dettagli e non smette mai di porci domande sulla società, quella di oggi e di domani.

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