"La carta più alta" di Marco Malvaldi
Sellerio Editore
Pineta (tra Pisa e Livorno). Giugno 2011. Il matematico quarantenne separato claustrofobico ateo barrista Massimo Viviani ha cambiato appartamento (bifamiliare con giardino vicino al mare) e rifatto il locale (mitico BarLume, ove torna la procace rossochiomata banconista 26enne Tiziana). Inciampa e si rompe il crociato anteriore. Lo angustiano la Gorgoneide friggitrice del piano di sopra della casa e i quattro vegliardi che dalla mattina giocano a carte e spettegolano su tutti al tavolo sotto l’olmo o nelle seggiole dentro il bar. Sono il nonno Ampelio (85enne ex ferroviere), Aldo (prelibato ristoratore momentaneamente disoccupato), Pilade (la moglie lo ha messo pure a dieta) e Gino. Nel suo lustro involontariamente monastico, gli hanno già dato lo spunto per scoprire due assassini. Accade ancora, un omicidio plurinascosto con cura 21 anni prima, vendite furbe. Li aiutano il basso commissario Fusco e l’ortopedico gay Berton. Leggerezza popolare e molta cultura chimica per la nuova commedia gialla del divertente Marco Malvaldi (“La carta più alta”, Sellerio 2012, pag. 201, euro 13), in terza su Max, presto in tv. Godibile.
Valerio Calzolaio